martedì 1 giugno 2010

Modern warfare

Una delle lezioni piu' importanti che ho imparato negli ultimi cinque anni passati qua in Francia viene dalla lettura dei documenti - disponibili apertamente su Internet - prodotti agli analisti militari francesi e dall'esperienza dei due anni passati al lavoro con Didier. Per adesso accontentatevi di sapere che Didier e' un ufficiale della riserva che si e' fatto le ossa in Digital Equipment. Ai tempi nei quali le aziende private erano fatte ancora di uomini e non di risorse umane.


Se sono quello che sono e' anche grazie agli insegnamenti di Didier.

Il fatto che abbiamo preso due strade diverse e' un dettaglio marginale. Come disse Patton al suo amico, collega e superiore Omar Bradley: "In questa fottuta guerra di fottuti politicanti da strapazzo mi sono rimasti solo due uomini su cui posso sempre contare: tu e Rommel. Ma su di te comincio ad avere qualche dubbio.".

I documenti piu' importanti sono i RETEX (RETurn from EXPERIENCE) ovvero i rapporti che descrivono - nei dettagli - le dinamiche dei fatti malamente esposti sui giornali e - peggio che mai - alla televisione.

La televisione: l'arma di distrazione di massa piu' potente mai concepita ed usata dall'uomo contro l'Uomo. Un'arma contro la quale non c'e' ne' fuga ne' difesa. Un'arma usata senza riguardo su milioni, no, miliardi di civili innocenti senza diritto di replica. La televisione e' un'arma. Non per nulla il calibro di una televisione si misura in pollici. Ma mentre il buon vecchio George andava in giro con una 0.45", una TV media viaggia intorno a 45.0" ovvero 100 volte tanto! Questo si che si chiama progresso.

Il RETEX piu' impressionante che abbia mai letto e' quello relativo alla battaglia di Falluja, dove l'esercito francese aveva osservatori in _entrambi_ (!!!) i campi avversi. La guerra raccontata dall'interno, non i comunicati pubblicitari del Pentagono o la propaganda delirante dei resistenti votati al martirio.

Quelli fra di voi che hanno giocato a Modern Warfare avranno notato l'impressionante parallelo tra il primo scenario di MW e quello che e' successo negli ultimi giorni.

L'Esercito Israeliano non e' esattamente un campione della trasparenza ne', ultimamente, ha dimostrato di saper fare un uso intelligente e saggio della forza. Vediamo di esaminare le varie fasi dell'operazione "disastro annunciato".

Questo e' il RETEX che scriverebbe il mio vecchio istruttore: il Capitano Price (SAS).


Tra me e lui ci sono sole due differenze: non ho i basettoni (perche' non mi crescono) e non fumo il sigaro (per scelta). Entrambi ci siamo fatti due anni di prigione, dove ci avevano dati per morti. Ma i veri soldati non muoiono mai, non tanto perche' le loro gesta verrano cantate in eterno (in un blog? ma siamo seri ...), ma perche' hanno imparato il vero senso della vita (che poi - per farla corta corta - sarebbe la vita stessa). 

Perdita immediata del fattore sorpresa
Una degli elementi forndamentali di una operazione militare e' il fattore sorpresa. Perdere il fattore sorpresa vuol dire perdere il 50% della battaglia in partenza. La controparte _non_ deve essere al corrente della minaccia attiva. Questo non vul dire che il fattore sorpresa deve essere necessariamente utilizzato in maniera aggressiva. Al contrario. La sorpresa passiva, ovvero riuscire a mantere completamente "stealth" la missione, e' un fattore di sicurezza e tutela della vita umana. La perdita del fattore sorpresa/stealth, in simulazioni degne di questo nome (Metal Gear Solid 2) porta al fallimento immediato della missione.

Errore nel proseguo dell'operazione
Infatti, se sei perde il fattore sorpresa, la cosa piu' intelligente da fare, se possibile, e' abortire immediatamente la missione. La derisione e' infinitamente meglio che la conta dei morti.


Mancata saturazione dell'obiettivo
Se il fattore sorpresa e' perso, c'e' sempre la possibilita' di saturare il campo di battaglia. Questa era un po' l'idea della missione "Irine" (Black Hawk Down) a Mogadiscio. Non ha funzionato, ma almeno ci avevano pensato. Gli istraeliani hanno usato un solo Black Hawk in "single rope (una corda sola). In queste condizioni e' impossibile saturare di soldati una nave in tempo utile. Inoltre sono scesi uno alla volta e non due come i Ranger o in tre come gli incursori di marina franncesi.

Errata valutazione della minaccia
Qual'e' la tipologia dell'avversario? Sono terroristi armati fino ai denti comandati da mercenari senza scrupoli, oppure pacifisti arrabbiati provenienti da circoli intellettuali frequentati da borghesi cattocomunisti benestanti?

Errata risposta tattica
Mentre nessuno contesta la soppressione a sangue freddo di un noto terrorista, la reazione armata verso civili incavolati ma disarmati non e' accettabile. Me lo hanno ripetuto fino a farmi bruciare il cervello: sulla folla non si spara. Mai, in nessun caso si puo' sparare sulla folla. Se la situazione non e' gestibile bisogna rompere il contatto.


Cattivo uso delle armi
Come e' gia' successo un molte occasioni, davanti alla folla inferocita in soverchiante superiorita' numerica, i soldati - specie se giovani - si fanno prendere dal panico e cominciano a sparare.
Errore madornale.

Conclusione
Missione pianificata male ed eseguita peggio.

Esistevano delle alternative?
Ovviamente si. Per esempio si poteva neutralizzare la nave con una piccola carica di esplosivo che avrebbe fatto saltare il timone e danneggiare elica ed albero. Si poteva contaminare la nave con un virus (non mortale, un livello II/III) e poi mettere la nave in quarantena.

La lista delle opzioni e' lunghissima.

Se a bordo c'erano veramente delle armi, sarebbe stato piu' intelligente farle arrivare a destinazione e poi mostrare i video della consegna (ad Israele droni e satelliti non mancano).

Ma allora perche' tanta incompetenza?
("incompetenza" : Mark this word my dear friends).
Purtroppo bisogna considerare che l'attuale capo del governo Benjamin Netanyhahu e' il fratello di Yonatan "Yoni" Netanyahu.

Le forze speciali istraeliane (IDF) hanno - in passato - condotto numerose operazioni di successo che sono entrate nei libri di storia. Entebbe ad esempio. Entebbe fu un successo clamoroso: riuscirono sia a mantenere il fattore sorpresa che a saturare completamente l'obiettivo (con 100 operativi!). Quasi tutti gli ostaggi (103)  vennero liberati. Tutti i terroristi vennero neutralizzati.

Ci fu solo un morto nelle forze speciali israeliane: Yoni, il fratello maggiore di Benjamin.

La vendetta personale e' una motivazione potente quanto pericolosa.
Fatevelo dire da chi ha passato due anni su Rura Penthe.

Chi non conosce la storia e' destinato a ripetere gli errori del passato.

Per chi invece la storia la conosce.....

.... Scicoslab. What else?

P.S. Thanks for the gulag mission Soap :-). See you the 18th June.

PPS :Almeno Israele e' una democrazia matura dove c'e' diritto di autocritica. Imparare dai propri errori e' dura (meglio imparare dagli errori degli altri). Ecco qua il riassunto del debriefing "ufficiale".

War poets

Non ho mai avuto una grande sensibilita' per la poesia. Forse perche' sono un ingegnere materialista e politicamente scorretto. O forse solo perche' sono semplicemente ignorante (ma non iGNUrante).

Per farla corta, trovo difficile capire la voglia di scrivere poesie quando ti sparano addosso.

http://en.wikipedia.org/wiki/War_poet#World_War_I

Mio bisnonno venne fatto prigioniero dagli austriaci quasi subito, dopo nemmeno un mese di fronte. All'epoca l'esercito italiano era comandato da ufficciali mediamente poco competenti, in generale incapaci di comprendere gli aspetti tattici della guerra moderna.

I nelle file tedesche c'erano personaggi del calibro di Rommel (semplice tenente), Patton (capitano) o De Gaulle (anche lui prigioniero).

Mio bisnonno fece due tentativi di fuga, entrambi falliti. Il secondo - che richiedeva l'attraversamento di un lago giacciato - non ebbe successo. Per sua fortuna: perche' il giaccio non era sufficentemente spesso. Gli Austriaci, urlando come pazzi forsennati, avvertirono mio bisnonno. Certo, potevano sparagli alla schiena 

Ma perche' sprecare una pallottola? Se avesse proseguito sarebbe comunque morto. Mio bisnonno, che mi ha insegnato come tirare su un muro con il filo a piombo e come si puo' tagliare e/o saldare una rotaia di acciaio (di quello tosto) con una reazione chimica, era un contadino. Ma non era stupido.

Gli ascolto' e decise di tornare indierto.
Alle volte i nemici sono meno cattivi di quello che si pensa.

Per farla corta, sopravvivere in guerra non e' difficile. Basta evitare di fare qualche grossa stupidaggine. Come farsi ammazzare, ad esempio.

A me non sparano addosso (per ora), ma ci sono attivita' che richiedono una attenzione ancora maggiore.

Tipo la data di nascita su di un contratto di lavoro, mandare un FAX all'indirizzo giusto, scegliere un software di simulazione che funziona.

ScicosLab. What else?

P.S. La moglie del mio bisnonno si chiamava Ada. Nonna Ada ci ha lasciato il giorno prima dell'arrivo del mio primo vero computer (PC 1500 Sharp). Poi si dice che la vita e' fatta di coincidenze. Col cavolo.
"Where you see coincidence I see purpose; where you see chaos I see order. Do you believe in fate Neo?".

sabato 29 maggio 2010

Schrödinger's cat

Sebbene ci siano infiniti modi di ammazzare il gatto,

non vi nascondo che la ricetta per fare un team che funziona ce l'ho.

L'ho provata diverse volte con ottimi risultati. Ci siamo divertiti a portare a termine la missione. Anche se poi ci abbiamo rimesso le penne.

Ma non sono piu' convinto che sia la soluzione ottimale.

Probabilmente e' possibile fare di meglio. Come? Ancora non lo so, ma ho la sensazione che lo scopriro' presto.

Molto presto.

La cosa piu' difficile sara' acquisire dei dati senza perturbare il sistema.
L'ideale sarebbe essere invisibile,

 ma non sarebbe ne' "sportivo" ne' corretto nei confronti dei miei futuri potenziali colleghi.
Una sola cosa e' certa: la c'e' qualcosa. E non e' umano.

Per me, che sono sposato con una Betazoide, ho un amico Vulcaniano e mi sono fatto due anni su di un falco da guerra Klingon (i soliti trasferimenti a sorpresa della Flotta Stellare),  e' una notizia dannatamente positiva.

Moriremo tutti? Ovviamente si. Ma non oggi. E - forse - nemmeno domani.

In tutti i casi.... ScicosLab. What else?

A Farewell to Arms

Mercoledi' scorso ho ricevuto due eventi - critici ??? - non programmati.

Il primo proveniva dall'Italia: le Poste Italiane si sono rifiutate di consegnare una lettera raccomandata - a me diretta - a mio suocero. Mittente sconosciuto.

Ministero della Difesa? Afghanistan? E' una possibilità.
Se e' cosi' ho tre giorni per presentarmi, altrimenti saro' considerato disertore, quindi punibile con la fucilazione. Ma no: questa legge si applica solo al codice militare in tempo di guerra e l'Italia non ha dichiarato guerra all'Afganistan (e neppure il contrario, che io sappia). Invece i due tizi della foto si divertivano un casino a dichiarare guerre a destra e a manca. Sappiamo tutti bene come e' andata a finire.

Inoltre c'e' stato un recente emendamento che annulla l'opzione di essere passati per le armi su due piedi. Peccato: ho sempre sognato di comandare il mio plotone di esecuzione. Odio perdere l'illusione di avere il completo controllo della situazione. Come dice sempre Franco, ScicosLab e' una questione di ego.

Parole Sante.

 Per me invece rimane una questione di miccia corta. Franco chi? Ne parleremo in un prossimo post.

Ho la vaga impressione di aver dimenticato di comunicare il mio nuovo indirizzo quando (tre anni fa) mi sono trasferito dalla Cite Universitaire a Versailles. Vorra' dire che manderanno il poveretto che occupa il mio vecchio alloggio a combattere al posto mio. C'e' una elevatissima probabilita' che il mio vecchio alloggio sia occupato da un (medio) orientale di cultura mussulmana. Sarebbe tutta da ridere. Per noi, ma non per lui.

Non manchero' di tenervi informati sugli sviluppi della faccenda.

Aggiornamento (Sabato 29): non era il Ministero della Difesa. Peccato. Ignazio e' stato e rimane sempre un mito.

Scherzi a parte, i miei Colleghi che sono adesso in Afganistan rischiano la pelle ogni minuto di ogni Santo Giorno che il buon Dio manda in terra. E c'e' poco da ridere.
E la raccomandata? Silenzio stampa fino al 10 Giugno. Per adesso vi posso dire solo che si tratta di un evento critico, quindi devo stoppare il solver e .... (vi piacerebbe che vi raccontassi come funziona il solver di Scicos eh ... :-) ). Prometto che ve lo raccontero' in un prossimo post.

La seconda sorpresa (di Mercoledi 26) e' stata la materializzazione - nel mio ufficio - del mio vecchio amico Roberto di Cosmo.
La missione di Roberto era specifica: "Ti sarei grato se tu mi spiegassi come funziona ScicosLab. Le informazioni in mio possesso mi portano a risultati contraddittori. Non e' logico.".

ScicosLab non e' una questione di logica. ScicosLab e' come se un cuoco cercasse di preparare un piatto di lasagne ma alla fine quello che viene fuori e' un piatto di spaghetti. Spaghetti software.

Spiegare la struttura software di  ScicosLab e' un po' come aprire un ristorante italiano su Vulcano.
Devi trovare una motivazione logica per farti ascoltare. Altrimenti finisci per avere zero clienti. E gli amministratori vulcaniani ti faranno chiudere: tenere aperto un ristorante con zero clienti non sarebbe logico.
Facciamo quindi finta che ScicosLab sia organizzato in maniera logica. Cosa che e' palesemente falsa ma - come oramai tutti sanno - a me piace giocare a poker solo per il gusto di barare apertamente.

Quando si preparano le lasagne, si comincia sempre dal fondo.

Lo strato piu' basso e' costituito dall'insieme di librerie matematiche di base per il calcolo vettoriale/matriciale. In altre parole BLAS, LAPACK e compagnia bella. Queste librerie di basso livello sono scritte nativamente in FORTRAN e sono dannatamente veloci ed efficienti nel fare il loro lavoro. Sono delle "vacche sacre" del software, nel senso che _nessuno_ ha intenzione di mettere in discussione il loro ruolo e la loro struttura. Ovviamente nel corso degli anni che' stata una certa evoluzione, per cui oggi si trovano delle librerie matematiche che utilizzano le nuove tecnologie multi-core e GPU computing. Esempi tipici sono le librerie MKL (Intel) e ACML (AMD). Io - che le ho provate entrambe - vi consiglio le seconde: le ACML girano bene su qualunque processore di classe x86, supportano tutti i sistemi operativi e tutti i compilatori.

Al livello sopra le librerie di base c'e' l'interprete del linguaggio Scilab. L'interazione dell'interprete avviene attraverso una console, la classica command line interface tipica dei tempi dei terminali (seriali). Strumenti provenienti da tempi piu' civilizzati, quando ancora la Repubblica aveva un sito internet e l'Impero ancora non c'era. Tempi nei quali si potenva tenere aperto un repository SVN senza paura di essere spazzati via dalla Galassia.

Fare calcoli con vettori e matrici puo' essere divertente, ma l'occhio vuole la sua parte. ScicosLab include un buon supporto per la grafica: tutte le primitive classiche 2D e 3D e l'interazione con mouse, tastiera, menu' dinamici ecc...

Il linguaggio Scilab ben si presta per essere eseguito da un interprete, mentre un compilatore potrebbe avere dei problemi di carattere esistenziale. Ad esempio, questo frammento di codice e' tranquillamente accettato

a = sin(theta);
a = "pippo";

Oppure, ancora piu' drastico

sin = 1 ;

Quindi, non solo non e' necessario dichiare le variabili, ma si puo' cambiare il tipo al volo, come si puo' ridefinire una funzione di base (come "sin") a nostro piacere. Queste - ed ancora molte altre - features sono la conseguenza piu' o meno diretta dell'organizzazione interna di dell'interprete Scilab, ovvero lo STACK.

Lo STACK croce e delizia dell'interprete Scilab funziona cosi': tutte le volte che definite una variabile:

a = 1 ;

una funzione

function  y = f(x), f = x^2 ; endfunction

quanlunque cosa, questa viene messa in cima ad una pila (identificativo e contenuto).
Quando alla riga di comando arriva alla fine
[Enter]
l'interprete comincia a scannare la pila alla ricerca del simbolo "a" nel nostro caso. Il primo che trova, lo piglia. E' per questo che la refinizione di "sin" funziona: la _vera_ funzione sin(x) e' nascosta in fondo (molto in fondo) allo stack.

E Roberto disse: "Questa organizzazione non solo non e' logica: e' malsana.".

E Simone rispose: "Il linguaggio Scilab non e' una questione di logica, ma di comodita' per l'utilizzatore; tipicamente qualcuno che non sa un tubo di programmazione ma conosce bene la matematica della sua applicazione".

La discussione con Roberto e' poi passata a Scicos.

In tempi meno bui si diceva: "Il futuro ha un cuore antico".

Oggi, molti guardano i mercati, la borsa e presentano roadmap irrealistiche che alimentatono aspettative irrealizzabili. A queste persone consiglio di farsi un tre mesi di addestramento militare intensivo, oppure un periodo ragionevole in un monastero tibetano. E poi un turno di sei mesi in Afghanistan.

Per tutti quelli che hanno ancora un cuore che batte, vi auguro - di cuore -  di avere una vita lunga e prosperosa con ...


ScicosLab. What else?

martedì 25 maggio 2010

Linkedin

Devo ammettere che Claudio (vedi post precedente) ha dovuto insistere un bel po' prima di convincermi ad aprire un profilo su Linkedin. All'epoca ero ancora rinchiuso su Rura Penthe e quindi temevo di vincere un bonus addizionale di tortura& intimidazione (come poi e' stato). Tortura: 9/20 decisamente insufficente. Intimidazione: 18/20 al di sopra della media. Bravi. Perche' i voti in ventesimi? Ne parlermo in un prossimo post.

Ma questa e' storia vecchia.

L'intuito di Claudio - una volta di piu' - si e' rivelato fondamentale per aiutarmi a risolvere una situazione decisamente critica con una mossa tanto audace quanto vincente. "Who dare win"
"Chi osa vince". Nell'ipotesi di sopravvivere alla propria audacia, ovviamente.

Anche se non concordo con l'attuale uso dello strumento militare (e sono in buona compagnia, vista la lunghezza della la lista del personale - principalmente ufficiali - SAS che ha dato recentemente le dimissioni) le SAS hanno due incredibili punti di forza: la formazione e l'organizzazione dei team. Ne parleremo in un prossimo post.

C'e' voluto un po' di tempo e pazienza, ma adesso il mio profilo Linkedin e' completo. Non so se rispecchia bene quello che sono ma - almeno - permette di farsi un'idea di quello che faccio.

Una delle feature che ho recentemente scoperto di Linkedin e' l'esistenza di gruppi di lavoro su tematiche specifiche.
 
C'e' perfino un gruppo "Open Source System Simulation with Scilab / Scicos" al quale mi sono immediatamente iscritto ed ho cominciato una operazione di comunicazione intensiva su ....

ScicosLab. What else?

lunedì 24 maggio 2010

Il quarto uomo

POST A SCOPPIO RITARDATO
 (MK-182-HD) SCRITTO IL 6 MARZO 2010.

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Da piccolo sognavo di fare il top-gun: passare la maggior parte del mio tempo con il culo installato su di un sedile eiettabile (rigorosamente Martin Backer) a fare decolli e appontaggi.


 Da grande invece volevo fare il ricercatore chiuso in laboratorio.


Nella realta', faccio tutte e due le cose, anche se mi rendo conto che mettere latte e limone insieme nello stessa tazza da the puo' produrre strane reazioni chimico/fisiche.


Infatti, appena attererrato da Cadarache, fatto il rapporto a Francois e sbrigata la burocrazia, ho preso il primo aereo per Lugano, Svizzera.

Detto fra noi, io odio viaggiare e, ancora di piu', viaggiare in aereo. Visto che questo blog non lo legge nessuno, ve lo posso anche dire: ho il terrore di volare. L'idea di precipitare mi da i brividi. Pero' non perdo un'occasione per saltare in groppa a qualunque cosa in grado di staccarsi da terra.

Vediamo di arrivare ai motivi di questo viaggio. Cosa c'e' di tanto interessante in Svizzera?

La cioccolata. Tutti sano che sono goloso, quindi la cioccolata svizzera potrebbere essere una buona motivazione. Pero', con tutto il rispetto per il cioccolato svizzero, preferisco quello belga.

Il sesso. Come per la cioccolata, ho trovato di meglio altrove. Dove? Sara' il soggetto di un prossimo post.

I soldi. Generalmente i soldi si portano in Svizzera. Io, che di soldi non ne ho, in Svizzera gli vado a prendere. Ma questo sara' l'argomento di un altro post ancora.

Il casino' di Lugano. A me non piace giocare. Mi diverto solo se la partita e' truccata e posso barare, sopratutto se gli altri sanno che baro ma non capiscono come cavolo faccio.
I casino' sono sistemi dove il banco vince quasi sempre, per cui entrare come semplice giocatore destinato matematicamente ad essere spennato non mi interessa. Poi di soldi da buttare non ne ho.

Il lungo lago di Lugano. Effettivamente e' piacevole passeggiare sul lungo lago. Lo trovo molto rilassante, ma posso rilassarmi allo stesso modo nel parco della reggia di Versailles (500 metri da dove scrivo in questo momento). Poi Carla Bruni e' piu' interessante del fratello (buono) di Bin Laden. 

La SUPSI. La SUPSI in se e' una bella scuola svizzera, ma il vero valore di una struttura e' fatto dalle persone che vi lavorano. Alla SUPSI lavorano un sacco di persone che meritano di essere conosciute.

Roberto Bucher e' una di queste. Roberto, dopo molti anni passati all'interno di grandi aziende come Siemens, ha deciso di andare a fare l'insegnante. Uno dei tanti contributi di Roberto e' l'adattamento del generatore di codice interno di Scicos alle applicazioni embedded.

Un ingrediente fondamentale per la realizzazione di un sistema di controllo digitale e' un buon sistema operativo hard real time (vedi i post precedenti su RTAI).

Per Scicos-FLEX abbiamo deciso di usare Erika ed il suo sistema di sviluppo integrato basato su Eclipse.

L'idea di Scicos-FLEX e' infatti partita da Paolo Gai. PJ passa la maggior parte del suo tempo a rispondere alle email ed a gestire la sua azienda (Evidence), ma riesce sempre a trovare il tempo per scrivere un po' di codice.

Come fa'? E' un miracolo che sara' probabilmente oggetto di un prossimo post. Perche' i miracoli, a volte, accadono per davvero.


Ci siamo ritrovati a casa di un amico - il quarto uomo, per adesso chiamamolo Claudio - che ci ha gentilmente ospitato nella sua cantina per un pomeriggio. Abbiamo cominciato alle tre e abbiamo fino alle sei del pomeriggio di venerdi'. Paolo mettera' presto il codice in linea sul sito di Evidence.

AGGIORNAMENTO: Il codice e' in linea :

http://erika.tuxfamily.org/scilabscicos.html
 
pronto ad essere utilizzato con ScicosLab 4.4b7.

ScicosLab. What else?

sabato 22 maggio 2010

Invictus

Il film in se non e' che sia poi un gran che: avrebbero potuto fare di meglio. Ma e' il messaggio che porta mi ha colpito diritto al cuore.

Quando ero su Rura Penthe la mia missione era semplice: sopravvivere e scappare. La prima parte e' stata relativamente facile. Erano anni che studiavo la dinamica guardia/prigioniero/tortura. Tra le esperienze indirette (i miei Nonni con i tedeschi, Magnum in Vietnam, Solzhenitsyn in Siberia e Mandela a Robben Island) e quelle dirette (15 anni di vita in azienda, 3 mesi di addestramento militare intensivo) era impossibile non riuscire a sopravvivere. Sopravvivere e' facile: e' come andare in bicicletta.

Scappare invece e' stato un pochino meno facile. Scappare da soli e' relativamente facile. Un sacco di gente era gia' scappata da Rura Penthe prima di me. Purtroppo, io non avevo il lusso di andarmene quando volevo perche' ero soggetto a diversi vincoli. Il primo dei quali, evitare che ci potessero essere rappresaglie su altri prigionieri. Ho dovuto quindi aspettare la loro partenza. Ci sono stati poi altri vincoli di carattere "politico". Ad esempio la fuga non doveva procurare danni collaterali.

I 2 anni che ho passato su Rura Penthe sono una vancanza rispetto ai 27 spesi da Mandela a Robben Island.
Ma quello che fa la veramente la differenza tra me e Mandela sta in quello che pensavamo di fare una volta riguadagnata la liberta'.

Il segreto del successo di ogni operazione militare sta nella sua "coda" politica, ovvero quella cosa meglio nota come "End Game Scenario". E' l' EndGame che fa la differenza.

Iraq, Afghanistan, Vietnam etc. sono tutti esempi di disastri programmati per la mancanza di un EndGame degno di questo nome.

Di EndGame ne avevo preparati tre. Il primo - Riconciliazione - non ha funzionato. Il secondo - Lavora in silenzio - e' quello attualmente in corso. E' uno scenario che funziona (senno' non sarei qui a scrivere il blog). Del  terzo scenario e' meglio non parlarne.

Mandela invece di EndGame ne aveva uno solo:  Riconciliazione. Ed ha funzionato. Non una soluzione perfetta, ma una soluzione buona abbastanza per evitare una guerra civile.

Dov'e' il segreto del suo successo? Durante i 27 anni passati in prigione ha fatto un enorme lavoro su se stesso:

"could spend thirty years (27) in a tiny cell, and come out ready to forgive the men who put him there."

Mentre eravamo in prigione, io passavo il tempo a costruirmi di nascosto un reattore a fusione miniaturizzato per far muovere un'industruttibile armatura, invece Mandela spaccava le pietre, leggeva questo poema:

It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.


e pensava:
« Se io non so cambiare quando le circostanze lo impongono come posso chiedere agli altri di cambiare? »
So bene di dover percorrere ancora molta strada prima di avvicinarmi a quel luogo della mente dove Mandela e' gia' arrivato, quindi non ho la presunzione di chiedervi di cambiare e meno che mai di privatizzare la pace nel mondo.

Pero' - se fossi in voi - un'occhiatina a ScicosLab gliela darei.